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Rapita dall’alfa

Scosto lentamente la tenda dalla finestra e guardo fuori sulla strada. Si sta facendo buio, la luna illumina il marciapiede deserto. A qualsiasi altro occhio, la scena potrebbe apparire innocua, persino serena.

Tutte le porte sono chiuse, le tende tirate. I loro cancelli sono sbarrati e i loro bambini sono al sicuro all’interno. Ma tutti sono in allerta, come ogni notte…

Età: 18+

 

Rapita dall’alfa di Midika Crane è ora disponibile per la lettura sull’app Galatea! Leggi i primi due capitoli qui sotto, o scarica Galatea per l’esperienza completa.

 


 

L’app ha ricevuto riconoscimenti da BBC, Forbes e The Guardian per essere l’app più calda per nuovi romanzi esplosivi.

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1

MARA

Scosto lentamente la tenda dalla finestra e guardo fuori sulla strada.

Si sta facendo buio, la luna illumina il marciapiede deserto.

A qualsiasi altro occhio, la scena potrebbe apparire innocua, persino serena. Tutte le porte sono chiuse, le tende tirate.

I loro cancelli sono sbarrati e i loro bambini sono al sicuro all'interno.

Ma tutti sono in allerta, come ogni notte.

Sospiro profondamente, il mio respiro appanna il vetro di fronte a me.

Lo strofino con la manica in modo da poter vedere di nuovo. Solo che non c'è niente da vedere.

Non c'è mai, perché, a differenza di quanto avviene con altri branchi, qui tutta la vita nelle strade si ferma improvvisamente al calare della notte.

Perché? Perché il mio branco di licantropi, il Branco dei puritani, ha paura del Branco dei vendicatori.

O meglio, non dei loro membri, ma in particolare del loro leader, l'alfa Kaden.

Negli ultimi vent'anni ha distrutto l'equilibrio che avevamo raggiunto a fatica all'interno del nostro branco.

Si è impossessato di tutto. Soprattutto della nostra libertà.

Il nostro branco non è amato dagli altri lupi.

Si trova al centro del Distretto dei Lupi, verso il freddo del Nord.

Circondati da uno spesso muro di sicurezza, siamo protetti nel nostro piccolo mondo di religione e pace.

Kaden distrugge il nostro mondo ogni volta che invade il nostro territorio.

Ha rapito molte ragazze innocenti del nostro branco.

Nessuno sa cosa sia successo loro, ma molti pensano che le uccida o le venda ai membri del suo branco, che ormai ai nostri occhi di Puritani appare altrettanto spregevole.

Forse ne fa un business. Non lo sappiamo con certezza. Uccide anche i nostri criminali.

Chiunque infranga la legge è affare del Branco della disciplina.

Ma chi uccide è affare dell'alfa Kaden. E lui l'ha fatto capire chiaramente.

“Mara, allontanati da lì!”

Mia madre mi tira indietro dalla finestra per la spalla.

Inciampo all'indietro mentre mia madre richiude con rabbia la tenda.

Si gira verso di me, con le mani sui fianchi.

Amo mia madre, ma a volte tende a essere troppo protettiva.

Ha vissuto la sua vita basandosi su una sola certezza: la Luna è la nostra salvatrice e lo sarà sempre.

Crede che la Dea controlli tutto ciò che facciamo e decida il nostro futuro attraverso un qualche tipo di magia misteriosa.

Nonostante sia cresciuta in questo branco, io non ci credo. Però la rispetto.

A scuola ci hanno insegnato una filastrocca per mantenere viva in noi la paura dell'alfa Kaden:

Chiudi le porte, sigillale con cura

Tira le tende, anche se la notte è scura.

Non guardare fuori, ti potrebbe osservare:

Vivi nella paura, non lo scordare!

Sacrifica chi ami se è tuo dovere

Non lasciare che l'alfa Kaden ti abbia in suo potere!

Persino mia madre lo giustifica.

“Madre, va tutto bene”, le assicuro. “Nessuno mi ha visto”.

Sospira e si passa una mano sul viso. Lo stress è impresso nei suoi lineamenti invecchiati.

Non sa come comportarsi con me a volte – specialmente quando decido di andare contro le sue rigide regole.

Non voglio farlo, ma la mia incessante curiosità continua a tentarmi.

“I nostri vicini potrebbero averti visto”, insiste. “Sai cosa dicono di te in chiesa, Mara. Si comportano come se fossi una madre terribile”.

Alzo gli occhi al cielo.

“E se Kaden ti avesse visto?” Mi chiede con tono severo.

“Beh, non potrei sapere se Kaden mi ha visto perché non so che aspetto abbia”, ribatto alzando la voce.

Mamma mi guarda con occhi penetranti.

Odia il pensiero che io non sappia nulla di Kaden.

Il suo aspetto mi è ancora sconosciuto. Potrebbe passarmi accanto per strada e non avrei modo di accorgermene.

La mamma non mi dice nulla, ma io raccolgo frammenti di informazione dalle mie compagne di scuola.

In un giorno buono, potrei scoprire se ha ucciso o no.

A volte, quando ci sono solo mamma e papà svegli, mi avvicino a loro di nascosto per origliare le loro conversazioni. È così che ho scoperto delle ragazze scomparse in città.

“Mara, per favore. Non fare la difficile”, implora la mamma, esasperata.

Incrocio le braccia sul petto.

Dire che sono stanca di essere rinchiusa in casa ogni notte è un eufemismo.

Ho persino rinunciato a vedere gli amici il venerdì sera!

Sono a un passo dalla laurea, ma questo non significa che le regole di mia madre si faranno meno rigide.

Anzi, probabilmente raddoppierà il suo impegno nel trovarmi un compagno.

Trovare un compagno quando siamo giovani è essenziale nella nostra cultura.

La quantità di giovani maschi a cui mi hanno presentata nell'ultimo mese è esagerata.

“Tutto bene qui?” Mi giro quando sento la porta d'ingresso aprirsi e mio padre entra da fuori.

Fuori sta piovendo, ma non ricordo di averlo notato mentre guardavo fuori dalla finestra.

Si toglie il cappotto bagnato e lo posa sul tavolo della cucina.

La nostra casa non è molto grande, il che rende ancora più difficile passarci del tempo.

I miei genitori si attengono alla vita umile che la Dea della Luna vorrebbe.

Non sono una persona che cerca il lusso, ma a volte mi sento un po' privata.

“Niente…”

“Ho sorpreso nostra figlia a sbirciare di nuovo fuori dalla finestra”, gli dice mia madre, interrompendomi.

L'ho guardata male. Sembra sempre che voglia mettermi in cattiva luce agli occhi di mio padre.

Mio padre mi guarda accigliato.

“Kaden non sarà là fuori”, protesto. “Esageri sempre quando mi urli che potrebbe vedermi”.

Vedo che lo sguardo di mio padre si sposta su mia madre.

Le fa cenno con la testa di andarsene perché sa quanto facilmente io e lei litighiamo.

Quando se n'è andata, mi invita a seguirlo sul divano per parlare con calma.

“Conosci la figlia dei vicini? Mandy, vero?”

“Milly”, lo correggo.

Il padre annuisce. “Kaden l'ha presa la settimana scorsa. L'ha rubata dal suo letto e da allora non è stata più vista”.

Sento i miei occhi sbarrarsi per lo stupore.

Milly? Ha un anno più di me ed è molto più attraente.

Il fatto che sia stata scelta per far parte di qualunque progetto Kaden abbia in mente non mi sorprende minimamente.

“Perché mi stai dicendo questo?” Gli chiedo.

Mi piace essere aggiornata sui fatti, ma non mi aspettavo che anche mio padre volesse che lo fossi.

“Ho paura che possa prenderti. Ogni mattina ho paura di entrare nella tua stanza e vederla vuota perchè ti ha rapita nel sonno”.

Scuoto la testa verso di lui. La probabilità che mi catturi è minima.

Se ha preso un'altra ragazza del mio quartiere, questo dovrebbe significare che non tornerà qui per un'altra per almeno un mese.

È il tipo di gioco che gli piace fare con le persone.

Ci culla in un falso stato di sicurezza, finché non cambia il suo schema e ci attacca scatenando il caos.

Papà mi stringe la mano nella sua e mi guarda negli occhi.

Vorrà farmi pregare? “Ci chiediamo tutti perché lo fa, Mara. Ti prometto che lo scopriremo e lo fermeremo il prima possibile”.

Mi stringe leggermente la mano.

Mio padre gestisce la nostra chiesa locale, il che mi porta a credere che la sua capacità di fermare Kaden non sia così grande.

L'uomo di cui abbiamo tanta paura è un alfa di un branco che è noto per la sua mancanza di pietà.

Dopo la Grande Guerra che ha disperso i branchi in tutta la terra, sono state adottate nuove forme di società e codici di moralità.

Ogni branco è stato nominato in base ai suoi valori fondamentali e aveva il dovere di convivere in pace con i vicini. Il sistema ha avuto successo per molti secoli, ma se tutti i branchi si sono fondati su correttezza e uguaglianza, è bastato un solo branco che uscisse dalle righe per distruggere la tranquillità di tutti.

Quello era il Branco dei vendicatori.

“Andrà tutto bene”, gli assicuro. “L'alfa Rylan risolverà le cose alla fine”.

Questo fa sorridere mio padre. Rylan è la nostra unica speranza di porre fine a questa sofferenza. Se non può farlo lui, non abbiamo nessuna possibilità.

Mi ritiro e decido di andare subito a letto.

Quando entro nella stanza, vengo colpita dal freddo. Di solito non fa così freddo.

Accendo la luce e guardo per vedere da dove viene il freddo.

Lo spazio è piccolo, con un semplice armadio, una scrivania e un letto. Niente di troppo appariscente o stravagante.

La causa dello spiffero è abbastanza ovvia: la mia finestra è spalancata. Non è mai aperta così. Mai.

Mia madre mi ucciderebbe se vedesse che la mia tenda è stata completamente aperta di notte.

Sarei sicuramente in punizione se lo scoprisse.

Quando ero più giovane, ha anche iniziato ad accompagnarmi a casa da scuola dopo che una volta sono rimasta fuori a giocare con i miei amici fino al tramonto.

Con cautela, mi avvicino alla finestra.

Posso sentire lo scalpiccio della pioggia pesante sulla strada fuori.

C'è un temporale in corso, accompagnato dal rombo lontano di un tuono. Prima chiudo la finestra, meglio è.

Chiudo rapidamente le imposte e torno nella mia stanza.

Un improvviso scroscio di pioggia colpisce il vetro, facendomi sobbalzare. Ho sempre odiato i tuoni e i fulmini…

Ho solo bisogno di calmarmi e andare a dormire, mi dico mentre tiro le tende. Mi sto facendo condizionare dall'ansia per ciò che è successo a Milly.

Mi sciolgo i capelli, tolgo il fermaglio e vado in bagno. Forse una doccia mi potrebbe aiutare a lavare via tutta questa tensione.

Apro il getto dell'acqua bollente e mi tolgo tutti i vestiti.

Mentre mi butto sotto il soffione della doccia, vengo trasportata in un altro mondo, un mondo dove non devo sempre ascoltare le regole degli altri.

Dove i miei genitori non interferiscono con ogni mia decisione.

Appoggio la testa contro le piastrelle.

“Forse sono destinata al Branco dei liberi”, mormoro tra me e me. “Un branco dove posso fare quello che voglio”.

Sto pensando a quanto possa sembrare stupida, quando un'ombra attraversa la stanza.

Alzo la testa di scatto, sorpresa. Sbircio fuori dalla doccia e mi guardo intorno con cautela.

Niente.

Ora mi sento ancora più ridicola.

Esco dalla doccia, chiudendo l'acqua alle mie spalle.

Mentre mi avvolgo l'asciugamano intorno al corpo, cerco di allontanare tutti i pensieri paranoici.

L'ombra era probabilmente solo frutto della mia immaginazione. Sono nota per averne una forte.

Kaden di solito non influenza la mia immaginazione.

Sono pienamente consapevole della minaccia che rappresenta per me e la mia famiglia, ma non riesco a temerlo in circostanze normali.

Eppure stasera, per qualche ragione, il brivido che scivola lungo la mia schiena confonde le mie supposizioni.

Avvolta solo nell'asciugamano, mi sposto davanti allo specchio per osservarmi attentamente.

Sembro più o meno come ogni altro membro dei Puritani.

I miei capelli sembrano castani quando sono bagnati, ma in realtà sono biondo cenere.

I miei occhi blu sono più spenti di quelli della maggior parte delle persone.

La mia pelle è più pallida e le mie guance non hanno quasi nessun colore.

Queste devono essere le ragioni per cui nessun ragazzo ha mai voluto uscire con me. Ci sono sempre opzioni migliori.

Mi amo ancora, però. Non ho altra scelta.

Il boato di un tuono mi fa urlare di paura.

Ringrazio la Dea della Luna che le tende smorzano la luce potente del fulmine.

Mi asciugo e torno nella mia stanza, dove indosso rapidamente il pigiama.

Poi spengo le luci e mi metto direttamente a letto, con le coperte tirate fino al mento.

Voglio solo non sentire più questa tempesta e risvegliarmi l'indomani senza che Kaden affligga i miei pensieri.

Ma più cerco di mettermi comoda nel letto, più sembra difficile scacciarlo dalla mia mente.

La mia vista interiore è offuscata da strane ombre.

Sto per appisolarmi grazie al suono della pioggia che batte contro la mia finestra quando sento una mano che mi tappa la bocca.

Non mi è mai stata insegnata l'autodifesa e non so come posso reagire.

Inizio a muovere le braccia disperatamente, ma mi ritrovo nella morsa potente di uno sconosciuto.

Mi dimeno più che posso mentre urlo nella sua mano, anche se il suono è attutito.

Scalcio mentre vengo tirata su e fuori dal mio letto. Sento qualcuno che mi stringe il collo e per un secondo penso che morirò strangolata.

No, non morirò senza combattere!

Le mie gambe sono le uniche armi che ho.

Mi agito, cercando di colpire le caviglie del mio rapitore per farlo cadere. Ma ogni volta lo manco e tiro calci solo all'aria.

“Calmati. Tutto finirà presto”.

Quella morbida voce maschile è l'ultima cosa che sento prima di perdere completamente i sensi.

 

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2

MARA

Mi sento rinvenire e i miei occhi si aprono.

Tuttavia, sono immersa nell'oscurità, il che mi fa perdere l'equilibrio per un momento.

Il dolore mi attraversa la nuca, mandandomi allucinazioni visive.

Dove sono?

Posso dire che sono legata a qualcosa e le corde che mi bloccano stanno scavando nei miei polsi. Faccio un respiro profondo, cercando di raccogliere le mie forze.

Il dolore è immenso, ma non ha molto senso soffermarsi su di esso.

Sono stata rapita. Questo lo so.

Da chi e perché, non riesco ancora a capirlo bene.

Ho un'idea di chi sia stato, ma non voglio nemmeno pensarci.

Se sono stata catturata da… Lui… è terribile anche solo immaginarlo.

Tutte le mie più grandi paure si stanno realizzando e sembra che non ci sia nulla che io possa fare.

Nonostante il buio, so di essere seduta su una sedia, in una stanza fredda.

Cerco di concentrarmi su ciò che mi circonda, ma il mio spirito di lupo si agita.

Sento che c'è qualcuno che mi osserva.

Tiro le cinghie un po' più forte, ma non ottengo nulla.

Sono legata stretta, con anche i piedi legati alle gambe della sedia. Non c'è modo di liberarmi, quindi devo aspettare.

Forse, se rimango calma, posso pensare a un modo per uscire da qui.

Poi sento dei passi. Mi blocco, rabbrividendo. C'è qualcuno in questa stanza con me. Proprio ora. I passi lo confermano.

Non mi dimeno, rimango semplicemente immobile.

Ascolto attentamente i passi, cercando di valutare da dove proviene il suono e dove si trova il rapitore nella stanza.

Chiunque sia, è vicino a me. Riesco a sentirlo.

Inspiro profondamente e chiudo gli occhi.

Considero di provare a fare qualcosa, ma non uscirò mai da qui solamente chiedendo aiuto o implorando pietà.

Chiunque mi abbia rapito ha una ragione… devo solo scoprirla.

Mi piace pensare di essere abbastanza intelligente. Sono sempre stata quella del branco che riflette prima di agire.

Ora, tutto quello che posso fare è trovare subito una soluzione per fuggire dalle grinfie del mio rapitore..

Un fitto silenzio riempie la stanza.

I passi sono cessati e sento che il mio cuore sta tornando a battere regolarmente.

Avere i miei sensi fuori uso aumenta la mia sensazione di malessere.

Essere rapita fuori dal mio letto è stato terrificante, ma il sapere che qualcuno è lì, che mi osserva, e non posso vederlo… voglio vomitare.

Mi sento terribilmente isolata; quella calma insopportabile è come un macigno.

“Chiudi le porte a chiave”, sussurra una voce dolce nel mio orecchio sinistro.

Salto, girando la testa per vedere chi è dietro di me, ma vedo solo nero e vuoto.

La voce è orribilmente strana.

“Sigillale con cura”, sussurra di nuovo, questa volta nel mio orecchio destro.

La voce appartiene a un uomo. È morbida e rauca, non assomiglia a nessuna di quelle che abbia mai sentito prima.

Chiunque sia questo rapitore, non lo conosco. Almeno, non personalmente.

“Chiudi le finestre”, la voce riprende, questa volta proprio davanti al mio viso. “Ogni notte”.

Mi dimeno nei miei lacci, strizzando gli occhi.

La paura mi sta divorando, rendendomi impossibile continuare a pensare, finché non ho altra idea che quella di fuggire.

Qualcuno mi passa un dito sulla guancia.

È una sensazione morbida, ma sento una pressione. Sembra il tocco di un guanto di pelle liscia.

“Non uscire, potrebbe essere lì fuori”, la voce continua, parlando da più lontano.

Voglio urlare di terrore. Voglio colpire. Voglio correre.

Ma sono pietrificata. Non posso muovermi. E dubito che riuscirei a farlo anche se fossi in piedi e senza costrizioni.

I passi si avvicinano, finché non si fermano proprio davanti a me.

Il mio stomaco sobbalza.

Quest'uomo, chiunque sia, potrebbe uccidermi in un attimo. Potrebbe uccidermi e io non potrei fare nulla per fermarlo.

“Vivi nella paura”.

Rantolo quando sento il suo respiro caldo contro il mio viso. È innegabilmente vicino a me.

Improvvisamente, mentre tremo di paura, mi viene in mente cosa sta cantando.

Questa voce morbida, terrificante e melodica sta recitando l'esatta filastrocca che mi è stata inculcata dai miei genitori e dagli insegnanti nel corso degli anni.

“Sacrifica chi ami se è tuo dovere”, recita, stavolta parlandomi alle spalle.

Posso sentire il suo respiro sul collo, che si spande sulla mia pelle tremante.

Poi mi rendo conto che mi sta slegando le braccia.

Sono stordita e non riesco a pensare a come reagire.

“Non lasciare che l'alfa Kaden ti abbia in suo potere!”

Mi chino, le mie dita umide lottano per sciogliere i nodi spessi intorno alle mie caviglie.

Il mio unico desiderio è quello di uscire da qui il più presto possibile, da chiunque sia qui con me e mi stia prendendo in giro.

Senza dubbio si sta divertendo a vedermi lottare per la sopravvivenza, ma non ho intenzione di dargli altra soddisfazione.

Una volta che entrambi i nodi sono sciolti, salto in piedi e cerco di allontanarmi, con le mani tese nel caso in cui colpisca un muro.

Non riesco ancora a vedere nulla, ma temo che se non mi muovo velocemente farò una brutta fine.

Colpisco subito una parete.

Le dita incontrano una carta da parati che sembra vellutata rispetto al duro e freddo cemento sotto i miei piedi.

Appoggio la fronte contro il muro, cercando di orientarmi.

“Non puoi fuggire da qualcosa che non puoi vedere”, dice la voce dell'uomo da dietro di me.

Questa volta urlo. Un urlo forte e stridulo mentre agito le mani nell'oscurità. Ma non c'è niente.

Sto impazzendo?

Barcollo verso destra, tenendo la mano sul muro.

Devo trovare un modo per uscire da qui. Le risate provenienti dall'altra parte della stanza mi fanno venire il mal di testa.

“È un gioco?” urlo.

Non sono sicura che il mio rapitore possa vedermi.

Deve essere in grado di farlo, penso subito dopo se sa dove sono tutto il tempo.

Naturalmente, questo è un gioco, un gioco malato e contorto condotto da un uomo altrettanto malato e contorto.

Continuo a camminare brancolando nel buio, finché non sento la superficie vitrea di una finestra sotto la mia mano.

Mi attraversa una forte luce di speranza, ma devo ragionare.

Il mio rapitore non mi lascerebbe mai prendere una via di fuga così facile. Probabilmente c'è un tranello.

Ma devo correre il rischio. Non ho altra scelta.

Batto le mani contro il vetro, ma non si rompe. Si piega e si flette sotto i miei colpi ripetuti, ma senza cedere.

Cado in ginocchio. “Perché sono qui?” Chiedo parlando nel vuoto.

Appena le parole lasciano la mia bocca, una luce si accende, abbagliandomi.

Mi copro gli occhi finché non si adattano. Sono stata così a lungo al buio.

Dopo aver sbattuto le palpebre alcune volte inizio a vedere cosa c'è intorno a me.

La stanza in cui mi trovo è più grande di quanto mi aspettassi. La sedia da cui sono appena scappata è proprio al centro.

E su quella sedia siede un uomo.

Non riesco a vedere molto di lui, perché indossa una specie di cappuccio che gli nasconde il viso.

Il resto dei suoi vestiti è di pelle nera, ma posso comunque vedere che è un uomo grande, con una struttura possente.

Vedere il mio rapitore per la prima volta davanti a me in questo modo è snervante. Sono terribilmente spaventata, ma ho anche l'impulso di corrergli incontro e attaccarlo.

Lui se ne sta comodamente seduto, facendo roteare un pezzo di corda nelle sue mani guantate.

La stessa corda, presumo, che è stata usata per tenermi legata alla sedia.

“Vuoi sapere perché prendo sempre e solo ragazze dei Puritani?” chiede.

La sua voce è morbida e liscia, ma sento ogni parola. Ignoro la sua domanda e faccio la mia.

“Sei l'Alfa Kaden?”

“La mia fama mi precede”, ridacchia. “Ma tu sei una ragazza intelligente. Rispondi alla mia domanda. Perché prendo di mira le ragazze del Branco dei puritani?”

Non ho il tempo di pensare a una risposta intelligente, quindi tiro fuori la prima cosa che mi viene in mente.

“Perché sei un codardo”.

Lui fa una risatina divertita, poi si getta la corda con noncuranza sulla spalla e si alza.

Lo guardo nervosamente mentre si avvicina, con un'andatura che fa sembrare che stia galleggiando sul pavimento, tanto sono leggeri i suoi passi. Mi appoggio il più possibile al muro.

“Questo non ha niente a che fare con l'essere un codardo. E prima che tu lo chieda, questa non è una vendetta contro il tuo alfa. È un uomo piuttosto piacevole”, mi dice.

Ora è in piedi sopra di me, con la testa inclinata per fissarmi. Ma non riesco ancora a vedere oltre l'ombra che maschera il suo viso.

Incrocia le mani.

“Odio le cose piacevoli”. Si inginocchia davanti a me, per mettersi al mio stesso livello e sento che fatico a respirare.

Odio il fatto che lui sia così vicino a me.

E odio non avere il coraggio di colpirlo e ferirlo.

“Rapisco le ragazze del tuo branco perché sono deboli, patetiche e credono in qualche essere del cazzo che vive in cielo”, mi dice.

Quindi è così. In qualche modo, non mi aspettavo di meno da lui. Gli lancio il mio sguardo più duro, nonostante la mia paura.

“Beh, io lo trovo divertente”, risponde lui, ridendo.

Vorrei schiaffeggiarlo per aver detto queste cose, ma non sono nemmeno sicura che abbia una faccia. E questo mi spaventa di più.

“Allora, cosa… Sono il tuo animale domestico ora? O hai intenzione di vendermi a uno degli altri membri disperati del tuo branco?” Chiedo con rabbia.

Non ho mai voluto far male a qualcuno tanto quanto voglio far male a quest'uomo.

Come ha potuto farmi questo? O a chiunque altro, se è per questo?

Ha rubato la mia vita prima ancora che avessi la possibilità di viverla.

“Non condividerai lo stesso destino di quelle altre ragazze. Stai tranquilla, non vedrai nemmeno il mio branco, come hanno fatto loro. No, ho una proposta diversa da farti”.

Lo dice lentamente, come se avessi una scelta in merito.

“Ti sto osservando da un po' di tempo ormai”, dice. “So che normalmente non hai paura di me”. Unisce le sue mani. “Anche se forse sì in questo momento…”

Decido di provarci. Mi lancio verso di lui, cercando di ferirlo in qualche modo.

Ma lui mi afferra prima che io possa fare qualcosa.

La mia pelle entra in contatto con la sua pelle per diversi lunghi secondi mentre mi tiene per i polsi, poi mi lancia via senza sforzo come se fossi un rifiuto.

Atterro duramente a terra e mi raggomitolo per il dolore.

“Sei esuberante”, osserva seccamente. “Sei sicura di essere una puritana?”

Rimango rannicchiata a terra, controllando le ferite.

“Quello che devi capire”, mi dice pazientemente, “è che io sono un alfa e tu sei il mio gioco. Non viceversa”.

Sta dettando le regole di base? Mi sta avvertendo di non provare più a fare niente del genere?

Se non fossi alla sua completa e totale mercé, tenterei un altro attacco su di lui proprio ora, per mostrargli cosa penso delle sue regole.

Però ho ancora una voce e penso sia meglio usare quella.

Non sarò la tua schiava”, ringhio.

Lui ride.

Kaden ride… Sono in presenza dell'alfa più letale del mondo.

Non ha mostrato mai pietà per nessuno, e adesso sembra mostrare pietà per me? Perchè?

“Il tuo destino sarà un po' più interessante di quello di una schiava”, mormora.

Torna verso di me e mi tende la mano.

Non voglio prenderla, ma so che se non lo faccio potrebbe farmi qualcosa di brutto.

Lascio che mi aiuti a rialzarmi.

È più alto di me di una testa, ma ancora non riesco a vedere sotto il suo cappuccio.

Vedo solo ombra, un'oscurità sulla quale vorrei puntare una torcia.

“Vorrei presentarti una persona speciale”, dice.

Batte le mani e io indietreggio mentre sento aprirsi una serie di porte sul lato più lontano della stanza.

Se fossi andata dall'altra parte, nel buio, avrei potuto trovarle e riuscire a scappare. Qualunque cosa ci sia dall'altra parte, non può che essere meglio di questo.

Un uomo dall'aspetto più giovane entra con una certa spavalderia.

Ha dozzine di cicatrici e graffi sulle braccia nude e alcuni anche sul viso.

Visto il numero e le dimensioni dei tagli, sono senza dubbio il risultato di una lotta.

Il suo aspetto indica chiaramente che è un altro membro del Branco dei vendicatori

Capisco subito dal suo sguardo cupo e malvagio che non avrò da lui alcun aiuto o compassione.

Sembra che sia stato picchiato o che sia caduto da una grande altezza. Zoppica anche un po'.

“Mara, vorrei presentarti mio fratello. Kace”.

 

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Fata Madrina Inc.

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